Storia Piccina di Goccia

Catrin Welz Stein Images

C’era una volta una goccia d’acqua di nome Goccia.

Era figlia del Mare e del Cielo.

E, come tutte le gocce del mondo, voleva trovare la Sua Strada.

Goccia aveva un carattere allegro e vivace, ma era anche un po’ ribelle.
Sembrava uguale a tutte le altre sue sorelle, che si mescolavano senza pensieri nell’infinito blu dell’oceano, o che cadevano senza mistero da umide nuvole gonfie di pioggia…
Ma lei non si accontentava.
No.
Lei  voleva capire e voleva sapere.
Suo padre le diceva: “Goccia, rassegnati. Sei solo Acqua, a volte salata di Mare, altre volte dolce di Pioggia.
Ma sempre acqua sei, e lo sarai per sempre, perciò… Non tormentarti”
Lei, però, non sentiva ragione: voleva capire da dove veniva, cosa era stata prima e quale fosse il Perché della sua esistenza.
Si Sentiva diversa, a dispetto di tutta l’evidenza, e a tutti costi voleva scoprire le intenzioni del suo destino.

Fu così che Goccia un bel giorno decise di partire, in cerca del suo Forse per scoprire il Senso più profondo di Sé.
Lo fece nel mezzo dell’inverno, in una stagione fredda con il sole che stentava a risplendere e e il mare appena placato dopo una burrasca violenta…
Annunciò la sua partenza sottovoce, ma in modo deciso.
Tutti rimasero un po’ stupiti, nessuno se lo sarebbe aspettato davvero…
Chi le diceva in tono preoccupato: “Goccia, ma sei sicura di quello che fai? Attenta, potresti pentirti…”
Atri la biasimavano: “Goccia, questa tua ricerca è senza alcun senso.
Sei goccia, punto. Fai la tua vita senza porti troppe domande, come fanno tutte le gocce del mondo…”
Qualcuno tentava la carta del ricatto …:”Se te ne andrai da questo mare, non potrai più tornare indietro!”
O del senso di colpa: “Non ti vergogni ad andartene e a lasciare tutte le gocce che fanno parte della tua Vita?”
Goccia rispondeva a tutti la stessa cosa: “Ognuno di noi porta un Dono dentro di Sé, e Io voglio scoprirlo, per rendergli omaggio”.
Detto fatto, partì.

All’inizio fu tutto un Caos.
Goccia non Sapeva bene da che parte cominciare e neanche come fare…
Decise così di chiedere aiuto agli Amici.
Gli Amici sanno Sempre Chi sei, e non ti abbandonano Mai.

Neanche se sei stato a lungo Distante.

Interpellò per prima la vecchia Balena Argentata, che aveva viaggiato a lungo e conosceva i mari del Nord e del Sud: “Tu che sei grande e saggia, potresti lanciarmi con il tuo spruzzo più lontano che puoi?
Vorrei conoscere i tuoi segreti, immergermi nelle profondità dell’oceano e guardare la Vita con i tuoi grandi Occhi…”

La vecchia balena rispose al richiamo: “Goccia, Goccia…vieni, entra, ti accontenterò.
Ma non ti illudere: non è così che scoprirai il tuo Perché… Ognuno deve fare le proprie esperienze e il destino degli Altri non potrà mai essere il Tuo destino…siamo tutti Unici, anche se Simili.

La Storia di ognuno è qualcosa di speciale e irripetibile. 
Sempre”.
Così Goccia fu spruzzata lontano e si ritrovò in mezzo all’immenso blu…

Si sentiva libera, all’improvviso, ma non sapeva in che direzione andare. 
Lei non era una balena: era solo una piccola, curiosa, fantasiosa goccia d’acqua…

“Forse devo andare ancora più lontano” pensò… “Forse il mio destino è viaggiare ancora più in là…”
Decise allora di chiedere aiuto ad un’amica nuvola che era una nota viaggiatrice abituata a girare per mari e per monti..: “Mi porteresti con te lontano, cara Amica avventurosa?” le disse… “Vorrei conoscere il cielo oltre le montagne, dove il sole tramonta e fa arrossire di passione l’orizzonte…”

Oh Goccia Goccia” rispose la nuvola viaggiatrice “Sei davvero ingenua e anche un po’ illusa: credi forse che basti volare da un capo all’altro del Mondo per trovare Se Stessi? Non lo sai che il Perché non ama viaggiare se non per le strade del Sé?

Ti porterò con me, ma sappi: cadrai in una Terra lontana, e le domande torneranno.

Perché in nessun luogo esiste La Risposta”.

Goccia, perplessa, prese il volo, convinta che la nuvola si sbagliasse, e che un Posto Diverso, avrebbe reso le cose Diverse”.

Così viaggiò a lungo, per Mare e per Monti.

Fino a quando, dopo un lungo vagabondare, si ritrovò di nuovo Sola.

Si posò su uno scoglio che affiorava in mezzo al mare cercando di capire il da farsi… 
Si sentiva spaesata, ma non voleva arrendersi.

Le venne allora un’idea: potrei studiare, non è forse la Conoscenza che illumina la mente? Chiederò ai miei amici Delfini di aiutarmi! Loro comprendono l’antica lingua dell’uomo e sicuramente sapranno in cosa consiste il Perché…

I Delfini arrivarono in gruppo, allegri e gioiosi e sempre disponibili a comunicare e a fare da tramite fra mondi diversi: si sa, sono creature superiori, non hanno  preconcetti e si fidano…
Perciò, avvicinatisi a Goccia, le dissero: “Amica salta su…Ti porteremo con noi e ti diremo tutto ciò che conosciamo…
Ti servirà senza dubbio, perché Sapere è Libertà…
Ma non credere che studiare ti farà scoprire il Perché: esso è qualcosa che va oltre la Conoscenza, prescinde dal Sapere, dalla Natura e dalle Circostanze.

Il Cuore conosce solo le parole dell’Anima, che non hanno Ragione, non hanno Perché e non temono Giudizio.

E l’Anima vola.

E Tu, Goccia, sei disposta a Volare?”

Detto ciò la presero con loro.

Goccia era stordita e confusa…Si sentiva protetta, ma non era più sicura di nulla…

Gli amici Delfini furono buoni e generosi.

La accudirono come una bambina: ogni giorno le insegnavano qualcosa di nuovo, le mostravano il mondo e le sue meraviglie…

La mettevano in guardia dai pericoli della Vita e le facevano notare, allo stesso tempo, le bellezze della Vita che le stavano intorno, e come fosse importante riconoscerle ed apprezzarle.

Ma le dicevano anche che Ognuno di noi è Solo.

E che il Silenzio è il linguaggio dell’Anima, che Sa senza Sapere, Ama senza nulla Chiedere in cambio.

Vive di Luce propria ma Accende chi incontra sul proprio cammino…

Goccia apprese tante cose.

E ad un certo punto, colma di Gratitudine, salutò i delfini e decise di proseguire il suo viaggio da sola.

Vagò a lungo e finalmente, un bel giorno si fermò.

Era giunta in una Città.

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Le cose apparivano completamente diverse da tutto ciò che aveva conosciuto fino ad allora: si era ritrovata in un luogo sconosciuto, in cima ad una collina che dominava una distesa di Cemento.

Da quella prospettiva tutto le sembrava Incomprensibile.

Non capiva come la Vita potesse svolgersi in mezzo a quel rumore, a quelle luci e a quel fiume ininterrotto di… COSE.

Ecco, cose in movimento.

Non era abituata lei, alle cose…

Dove erano finiti il mare, il cielo azzurro, le piante e il libero volo dei gabbiani?

Perché gli Umani tanto si affannavano a rincorrere le cose e a rincorrersi e non si fermavano mai a contemplare il Momento?

Era assorta in questi pensieri quando all’improvviso comparve davanti ai suoi occhi una farfalla, una bellissima farfalla…

Era variopinta, e non aveva per niente un’aria afflitta…

“Chi sei?” le chiese.

“Ciao Goccia” rispose la farfalla “Mi chiamo Speranza. Ti stavo aspettando in effetti…”

“Davvero?” rispose stupita Goccia…”Io non so più chi Sono, né perché ho tanto vagabondato… Non so perché sono partita e cosa io stia cercando…”
“Non ti preoccupare Goccia, andrà tutto bene… Ogni cosa al suo Tempo.

Ora seguimi, vedrai che troverai ciò che stai da lungo tempo cercando…”

Cosi Farfalla prese sulle sue ali Goccia e la portò via… verso il Mare.

L’infinito Mare.

Ma l’infinito Mare attraversa passaggi misteriosi, prima di rivelarsi, e piccole Cose. Cose Finite ed Inspiegabili che si presentano davanti agli Occhi, con l’ambizione di essere Viste.

E Riconosciute.

E Ascoltate.

E Accolte.

Così Farfalla e Goccia sorvolarono la Città, e le Miserie che in essa erano celate.

Non erano solo palazzi e strade e monumenti e cattedrali…

Erano Persone.

Erano Vite, che danzavano dentro alla loro Storia.

Erano Luci, intraviste dalle Finestre socchiuse.

Erano Amori, a volte Leggeri, altri più Grevi.

Erano Preghiere, dentro le silenziose Case e le imponenti Chiese.

Erano Anime.

Con il loro Dolore, il loro Canto e il loro Amore.

Erano il Tutto, che si divideva nel Tanto, e si confondeva tra il Noi e il Voi.

Viaggiarono leggere e silenziose, senza chiedersi alcunché, mescolando il loro sentire nell’impalpabile mistero dell’incontro.

Si era fatta l’alba, ed erano giunte su un Ponte.

Il primo bagliore del mattino accoglieva un’insolita giornata, dove tutto sembrava Uguale a se stesso, e nello stesso tempo preannunciava qualcosa di Nuovo…

Farfalla si fermò esattamente al centro del ponte, posandosi sul bordo del parapetto dove si trovava un Uomo che guardava verso il basso.

L’umano aveva un’aria triste e desolata, guardava fisso l’acqua e aveva una busta che girava e rigirava tra le mani…

Goccia non capiva come mai si fossero fermate proprio in quel punto…

Con aria interrogativa guardò Farfalla sperando che le dicesse finalmente qualcosa, ma l’amica, dalle ali splendenti, si limitò a farle un cenno invitandola ad osservare l’Umano.

Così Goccia si voltò verso il suo viso: incontrò il suo Sguardo e… Udì la sua Voce.

Veniva dal Dentro, veniva dal Cuore.

Raccontava di un Dolore che non aveva Pace e non aveva Conforto.

Era un dolore di pietra, che si era indurito nel tempo e che non vedeva una Fine.

Era un dolore lontano, che si era fatto strada nel Passato per arrivare ad un Presente che negava la possibilità del Futuro.

L’Umano non aveva più lacrime.

Voleva porre fine al suo strazio e fissava l’acqua attratto dall’idea di andare per sempre, e finire nell’oblio…

Goccia non sapeva perché fosse così triste, ma  sentiva che loro due si assomigliavano.

Entrambi volevano ritornare al Centro di se stessi, riappropriarsi della loro Memoria e della loro Storia.

Cercavano un Segno, che indicasse loro la Direzione, per riprendere la Rotta.

Fu allora che Goccia capì come in un lampo che la Risposta era sempre stata davanti ai suoi occhi, e che tutto il suo viaggiare non aveva avuto alcun senso se non quello di riportarLa alla Vita, e al Suo più ancestrale significato.

Vita, che di Vita si nutre, che nella Vita si compie, che trova Ragione nel suo stesso Mistero.

Inspiegabile e Indissolubile.

Vita che anela alla Vita, che ci chiede di accorgerci che essere Vivi è già il Segno che tutti cerchiamo, troppo spesso Fuori, mentre il Dentro è già il “Perché” di Noi.

Vita che ci chiede di piangere per accorgerci che la Gioia ha bisogno di lacrime buone per risvegliare l’Anima.

Così Goccia si fece Lacrima.

Sgorgò dagli occhi dell’Umano e cadde sulla busta già pronta per un viaggio senza ritorno.

Si posò sulle Lettere che giocavano alle Parole.

Così sono gli Umani: vivono di Silenzi, muoiono di Parole.

“AL MIO AMORE”, era scritto sulla busta,

Goccia cadde con lieve dolcezza su quella “A”

Danzò sulla “M”

Circumnavigò la “O

Indugiò sulla “R”

Scivolò via sulla “E”…

Ed infine, si voltò verso quegli Occhi

Vide Se Stessa, vide l’Uomo, e vide il Perché

Sogniamo di Essere Amore

Desideriamo Essere Amore

Cerchiamo di Essere Amore

Noi

Siamo Amore

Goccia si tuffò nel Mare

E ritornò al Suo Perché

L’Umano pianse il suo Pianto Bambino

Si ricongiunse all’Amore di Sé

E ritornò alla VITA

Christian Schloe Imagese

Pubblicato da Brunina

Il bambino dentro di noi ci chiama: ci implora di ascoltarlo. E noi, abbiamo bisogno di lui.

2 pensieri riguardo “Storia Piccina di Goccia

  1. Un piacevole racconto, una riflessione particolare che noi lasciamo per scontato. È bello dare voce e animo alla natura. Grazie💜💜

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