Eri il mio Papà

Tu

Semplice memoria che non sbiadisce al tempo.

Ed è tanto…una Vita.

Eri Uomo pieno di Vita Tu, me lo ricordo.

Un entusiasta, che amava circondarsi di amici e parlare con le persone, attiravi sorrisi e regalavi allegria…

Sarà questo che ho preso da te?

Ero la tua Brunina.

La sera ci sedevamo sul divano a guardare “Goldrake”  Te lo ricordi?… Io accoccolata a te a fare le fusa come un  gatto e a prendere dolci carezze, che non mi bastavano mai, e a te piaceva non farle bastare.

Ti vedevo forte e deciso, ma il tuo sorriso me lo ricordo morbido e dolce, si posava su di me lieve e mi faceva sentire importante.

Io cantavo, cantavo, cantavo…

Tu entravi nella stanzetta del giradischi prima di tornare in Caserma e mi dicevi  “Che fai, canti i FU MATTIA BAZAR”? alludendo al noto romanzo Pirandelliano… Io un po’ mi vergognavo e mi offendevo, ma in fondo mi piaceva quello scherzo fra noi.

Amavi i film di fantascienza e non ce ne perdevamo uno al cinema… mi ricordo che all’epoca potevi entrare nella sala a spettacolo iniziato, la pellicola veniva proiettata di continuo per tutta la giornata…

Noi arrivavamo sempre a metà film, lo guardavamo fino alla fine per poi vedere il pezzo iniziale mancante… Eri così tu, anticonvenzionale, senza alcun formalismo.

Anche se eri un Maresciallo della Guardia di Finanza, eri libero, nel modo di esprimerti e di rapportarti con gli Altri. 

E, forse, anche questo ho preso da te.

Ti ricordi quando ti ho chiesto se potevo andare al concerto di Edoardo Bennato? Era il mio idolo, io e la mia amica Enrica avevamo scoperto che sarebbe stato in tour a Varese e… ero terrorizzata solo all’idea di domandartelo,  ovviamente mi sarei fatta accompagnare  da Antonella e dal suo ragazzo che da poco avevi accettato in famiglia…

Così venni da te tutta intimorita… non sapevo come dirtelo, avevo il terrore che tu non me lo concedessi… scoppiai a piangere e tra le lacrime ti implorai di acconsentire…

Me la ricordo come se fosse ieri, quella dolce espressione del tuo viso, sorpresa dalla mia ingenua emozione, felice di potermi rendere felice.

Mi ricordo l’ultimo anno, l’estate della seconda media, ero un po’ giù, le mie amiche erano tutte in vacanza, io ero sola, mi annoiavo ed ero anche un po’ malinconica, iniziavo a sentire i tumulti dell’adolescenza, quei cambi di  umore inspiegabili e quei momenti di tristezza immotivata…

Allora tu mi portavi con te, a pescare, o a correre, oppure in caserma, dove tutto mi sembrava così importante e austero… a giocare a ping-pong nella sala ricreativa, con gli altri finanzieri…

Mi sentivo una privilegiata, io ero la tua Signorina, tu il mio Eroe.

Ma più di tutto, ti ricordo nella tua amata Sardegna.

Al paese dalla tua dolce mamma vestita di nero a lutto, ma con un’anima bianca, dolce e generosa.

E poi nella tua desiderata campagna,  a costruire a mani nude la casa della vecchiaia, e paletti di cemento per sostenere piante di Vite, simbolo della Vita che avresti voluto trascorrere qui, in un tempo che Mai fu.

Ricordo la tua dolcezza quando quell’estate mi traghettò alla riva del mio divenire giovane donna…

Giocasti con me a carte, tutta la sera, facendomi vincere spudoratamente…

La tua bambina era cresciuta, e un pezzo di te se ne sarebbe andato per sempre.

Nessuno poteva sapere che te ne saresti andato tu,  davvero, pochi mesi dopo.

Per un errore, una banale disattenzione del Fato, e di altri uomini distratti.

Seppi della tua morte così, in un ritorno da scuola, mentre lavavo le mani al lavandino e qualcuno lavava via la Tua Vita in un secondo, annunciando in un cortile di casa la tua dipartita da questa Terra.

E allora fu buio, fu nebbia, fu confusione.                                                       

Fu un desiderio di salire alle stelle, per scambiarci di posto, io intrepida ragazzina che pensava di essere coraggiosamente grande.

Per anni non ho versato una lacrima.

Per anni ho sognato di ritrovarti altrove, prigioniero, fuggitivo, bugiardo… ma Vivo.

Poi ti ho perdonato, per avermi abbandonata così impunemente.

E ora ti ricordo con dolcezza.

Ti penso, ti parlo e ti porto con Me.

In quella Brunina ritrovata.

Volendoti ancora bene come allora, più di allora.

Sapendo che ci Sei e mi Guardi.

Non so da dove, ma so che mi Guardi.

Estate 1980 Papà e Brunina

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