Cuore Ribelle

donna farfalla 1

Cuore Ribelle era una farfalla diversa da tutte le altre.

Le era stato predetto dalla Maga dei Venti un destino del tutto singolare: sarebbe vissuta a lungo, al contrario di tutte le altre sue simili che, in un giorno appena, consumavano la loro sete di vita.

Lei no.

Lei era predestinata ad un “Sentire” lontano, che l’avrebbe portata ad esplorare territori stranieri e ad intrattenersi con anime solitarie, in cerca anch’esse di attimi di incanto.

Cuore Ribelle era sfarfallata in un giorno di primavera, la sua metamorfosi era stata alquanto strana: nel momento stesso in cui la linfa vitale aveva cominciato a scorrere nelle sue ali, aveva capito di essere capitata in un posto sbagliato, nel momento sbagliato, e che avrebbe dovuto essere forte per proteggersi, e per essere libera.

Si era ritrovata infatti sotto terra, la sua crisalide era misteriosamente finita in tutt’altro luogo rispetto a quelli destinati solitamente a tali creature: non una foglia rigogliosa sospesa nell’aria, né un ramo argentato proteso verso il cielo.

Lei era capitata in una sorta di bolla, nascosta agli occhi di tutti, sotto un cielo scuro e pesante di passi.

Ma nello stesso tempo, il Fato  aveva adoperato il suo personale miracolo, dandole modo di respirare, di resistere e di urlare il suo anelito alla Vita.

Così, nel momento in cui le sue ali furono gonfie e potenti, e i suoi occhi ebbero modo di prendere confidenza con il buio tutto intorno, decise, in un solo attimo, che la sua esistenza si sarebbe compiuta alla Luce, e che Luce sarebbe stata.

Fu un instante, un’esplosione di stelle e di lampi: Cuore Ribelle si ritrovò a spingere, e a dimenarsi e a vibrare… e, come in una specie di incantesimo liberatorio, si ritrovò in superficie, di fronte allo spettacolo del Cielo, del Sole e dei colori della Terra.

La Maga dei Venti la stava attendendo, per rivelarle il suo personale destino: “Ti chiami Cuore Ribelle, perché ribelle è la tua natura, e perché è il Cuore che ti guiderà tutte le volte che vorrai tornare a Te. Per ritrovarti dovrai vivere la tua Vita, una volta e poi ancora, e poi un’altra volta e altre ancora…fino a quando il vento ti riporterà là da dove sei partita, per ricongiungerti misteriosamente alla parte più antica di Te”.

Queste parole a Cuore Ribelle suonarono un po’ strane: lei voleva semplicemente “volare” e posarsi di fiore in fiore come tutte le altre, per assaporare nettare e sentire i tiepidi raggi di sole adagiarsi sulle sue ali leggere.

Ma questo non era scritto di fatto fra le pagine della sua storia…

Ciò che era in serbo per lei nessuno lo conosceva davvero, lo avrebbe scoperto solo danzando, leggera, al ritmo del suo Cuore.

Cominciò così a svolazzare, come tutte le farfalle fanno, succhiando dolce zucchero da iridescenti corolle.

Si sentiva libera, si sentiva vitale, e piena di energia.

Ma…

Si rendeva conto che qualcosa di strano accadeva.

Si posava, insieme a farfalle dalle ali sgargianti di mille colori, con disegni e motivi variopinti che tanto la attraevano e la richiamavano ad un comune manifestarsi: sembrava Gioia, sembrava Vita, sembrava Amore.

Ma poi sparivano, sparivano tutti, sparivano sempre: volavano con lei per poco, condividevano pezzi di cielo incorniciati di tempo, e poi, in un attimo fuggevole, si dissolvevano nell’aria, lasciando deserti di nostalgia.

Cuore Ribelle si adagiava allora su un fiore, a far riposare  le ali e ascoltare il suono lontano della montagna, facendosi cullare dal dondolio del fogliame.

Il giorno dopo ripartiva per un nuovo viaggio, altri cieli, altri fiori altro nettare, altra speranza di succhiare alla Vita la Vita.

Il tempo passava, leggero e costante, le giornate si si susseguivano, pigre e rassicuranti, e i fiori mutavano la loro natura, offrendo di volta in volta dolci stazioni in cui consumare fermate distratte.

Non capiva più il senso, non capiva più lo scopo, né se ce ne fosse davvero uno di tanto vagare per il mondo, di tutte queste Vite che si rinnovavano ad ogni alba senza rivelare davvero la Verità.

Un giorno Cuore Ribelle stava volando vicino ad uno stagno, decise così di riposarsi su una foglia che si spingeva oltre la riva.

Si posò proprio alla sua estremità e si specchiò sulla superficie dell’acqua: non aveva mai visto la sua immagine riflessa e … lo stupore fu totale quando si rese conto che le sue ali erano completamente trasparenti: nessun colore, nessun disegno, nessuna intuizione di un motivo dipinto apposta per lei.

Che cosa significava tutto ciò, perché mai nessuno le aveva rivelato una tale natura?
Una lacrima le scese dagli occhi e come una goccia di Vita fece sobbalzare lo stagno, creando cerchi concentrici che sembravano ripetere le innumerevoli vite che aveva vissuto, senza mai capire chi fosse veramente.

Dentro ogni cerchio una farfalla sempre uguale, trasparente e diafana: sbatteva le ali per volare, ma, semplicemente, passava da un cerchio all’altro, in cerca di sé stessa.

“Non piangere, Cuore Ribelle”.

Sulla foglia accanto si era posata un’altra farfalla, anch’essa provvista di fantastiche ali, grandissime, e trasparenti.

“Siamo fatte così, siamo Anime libere. Viviamo di vento, e ci nutriamo di rugiada. Sogniamo orizzonti e ci vestiamo di cielo. Parliamo d’amore e raccontiamo di favole. Siamo trasparenti, per farci attraversare dalla luce e raccogliere i colori dell’arcobaleno. Quando Amore ci incontra ci offriamo così, senza pudore, e lo lasciamo entrare per renderlo Libero: di restare, andare ed Essere.

Siamo così, perché il Cuore si veda, davvero, nel suo Rosso splendore, nel suo Rosso candore”.

Cuore Ribelle smise di piangere, alzò lo sguardo e per la prima volta si vide, occhi negli occhi, e si riconobbe.

Capì allora che il suo vagare non era stato vano. La sua fame di Essenza l’aveva portata in giro con passione, dolcezza e meraviglia.

Aveva accolto dentro di sé ogni giorno e ogni incontro come se fosse l’ultimo, concedendo se stessa alla Vita affinché la colorasse dei suoi migliori acquerelli.

Era giunto il momento di concedere la Vita a se stessa, e di farsi attraversare dalla Luce che tanto aveva cercato.

Così spiegò le ali, luminose e argentate, e partì di nuovo, leggera, morbida, e golosa di sé.

Non più sola.

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