Storia di amicizia, stelle e desideri

bambina_cielo_stelle.jpg

Fiammetta

Mi chiamo Fiammetta, ho 13 anni e adoro le stelle.

Me lo ha insegnato mamma a guardare il cielo e ora le costellazioni sono le mie migliori amiche.

Mamma è un’astronoma: io sono cresciuta in questo modo, di notte, in compagnia di un telescopio e cullata dal silenzio della montagna.

Io non sono triste, anche se la gente spesso preferisce vedermi così: dicono che sono strana.

Le persone sono abituate alla luce, e se non possono vedere cosa hanno intorno si spaventano, soprattutto quando non lo capiscono.

Io non ho mai avuto paura del buio: il buio accende il mio sguardo verso la volta celeste e io so che da lassù lui mi guarda, e che prima o poi saremo ancora insieme.

Debolezza

Se ne stava seduto sulla sua sedia di paglia, davanti alla porta di  casa.

Tutti lo chiamavano “Debolezza”, perché era stato colpito da un fulmine in Grecia, durante la Guerra: da allora zoppicava e non era stato più in grado di prestare servizio…

Un uomo della sua stazza, e del suo onore ridotto così.

Le malelingue fanno in fretta a declassarti da eroe a ‘meschineddu’, ovvero misero, poveretto, disgraziato.

Un povero invalido ormai, che aveva passato la vita a impagliare sedie, costretto a camminare con una stampella e con strane abitudini…

Per questo non amava andare in giro per il Paese: preferiva passare il suo tempo in maniera discreta, lontano dagli occhi della gente e soprattutto al riparo da qualunque conversazione.

Nessuno del resto amava parlare con Debolezza: nessuno voleva mischiarsi con la sfortuna.

La sera però le stelle non gliele levava nessuno: si sistemava tranquillo sulla sedia di paglia, il naso all’insù, verso il Cielo.

Aspettava Debolezza, un segno qualunque, che prima o poi sarebbe arrivato, lui lo sapeva: se sei nato sognatore non smetti mai di sognare, a nessuna età.

vincent_van_gogh_735_ritratto_di_vecchio_contadino_1888

Anna

Anna si guarda allo specchio,  sta cercando qualcosa dentro i suoi occhi, qualcosa che non vede più da molto tempo: la gioia.

Si ritiene fortunata, perché ha vissuto l’Amore, e soprattutto ha condiviso la sua passione con l’unica persona che avrebbe potuto capire cosa significano per lei le stelle.

Fiammetta è la sua stella preferita, ma per quanto l’amore di madre le riempia il cuore di tenerezza, non può fare a meno di scrutare il cielo, di ammirarlo, di comprendere il suo immenso fascino e nello stesso tempo rispettare il sui infinito mistero…

Gira il mondo Anna, come ha sempre fatto e  come facevano insieme: glielo deve, è l’unico modo che conosce per sentirlo ancora vicino e presente, e per fare onore alla loro scoperta…

Un giorno Fiammetta capirà: non si può restare, se questo significa morire dentro.

“Non smettere ma di desiderare, e di desiderarti: la Stella sei tu”.

Questo le diceva lui…

Ora queste parole le ripete a Fiammetta.

donna che guarda il cielo

Fiammetta

Partiremo di nuovo, un viaggio da sud a nord, da est a ovest su una nave speciale: l’ho soprannominata “la nave delle stelle”.

Per un mese vivremo in mezzo al mare, sfiorando appena la costa: scienziati di tutto il mondo osserveranno il cielo in attesa del grande evento.

Mamma è emozionata, e spaventata: io conosco quell’inquietudine,  il suo sguardo è come un libro aperto dinnanzi ai miei occhi.

Vorrei toccarle il cuore e dirle che andrà tutto bene, ma non è facile consolare gli adulti: il dolore li rende impermeabili, si dimenticano che la felicità è possibile e ha mille strade per inondare la nostra anima, se solo glielo permettiamo…

Mentre mamma organizza tutti i preparativi, trascorro un mese al paese con nonna “Mesulina”: la chiamano così perché da bambina teneva sempre in braccio un piccolo agnellino.

Nonna Mesulina profuma di latte e di mandorla, anche se è vestita di nero è colorata dentro, io la vedo.

Quando mi sveglio mi infilo nel suo letto, e lei mi gratta la schiena.

Stiamo insieme tutto il giorno, la mattina prepariamo dolci, e tessiamo tappeti di lana, con il telaio.

Di pomeriggio fa troppo caldo per uscire, ma verso sera andiamo a trovare le comari e loro mi fanno mille domande: papà se ne è andato da ragazzo, per studiare, ed era una celebrità in paese.

Non mi piace la loro curiosità: non si interessano davvero a ciò che provo, così rimango vaga e mi immergo negli occhi scuri della nonna, che, anche se ha tutta la pelle grinzosa, sembrano due nocciole appena colte dalla pianta.

Lei mi sorride e capisce al volo: chi guarda col cuore sa vedere oltre.

La sera sono in libera uscita: nonna pensa che io vada in piazza, con le ragazzine del paese, sa che  lì non ci sono pericoli.

Io però non ho nessuna voglia di parlare di ragazzi, di vestiti, canzoni e robe del genere.

Io ho bisogno del cielo, e delle stelle.

Così mi incammino verso il promontorio, con il mio zaino, la torcia e il piccolo telescopio…

Mi siedo, guardo e resto in silenzio.

Papà è lassù e mi dice di stare serena, perché lui veglia su di me.

Debolezza

Aveva deciso che era stufo dei compaesani pettegoli: passavano, salutavano con quel fare ironico: “Coment’istasa Debolezza? E sa istedda?” (come stai Debolezza, e le stelle?)

Lo deridevano…

E così aveva pensato di trasferirsi sul promontorio ad osservare le stelle: lì sarebbe stato da solo, tranquillo, senza nessuno a disturbare la sua contemplazione.

Aveva trasportato a fatica la sua sedia di paglia, trascinandola fino in cima.

E l’aveva posizionata proprio sul ciglio del burrone,  quasi in segno di sfida, pensando che chi non rischia non può sperare di ottenere grandi risultati.

Sotto di lui il vuoto, e sopra l’infinito nero del cielo puntinato di luci.

L’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore, la Via Lattea, Venere, la Stella Polare…

E ogni tanto una stella cadente…

Una volta ne aveva addirittura viste cinque, una dopo l’altra: il desiderio era sempre lo stesso, ma ancora non si era realizzato.

Debolezza non si arrendeva: sapeva, in cuor suo, che prima o poi sarebbe riuscito a coronare quel sogno, fosse stata anche l’ultima cosa a fare prima di morire.

Guardava le sue vecchie mani rugose e pensava che quelle dita si erano mosse per una vita intera fra fili di paglia, agili e scaltre, regalando alla gente un comodo posto su cui poggiare i loro corpi affaticati.

Nessuno poteva sapere che un tempo quelle stesse mani avevano dato carezze e racchiuso tra le loro una promessa che non avevano potuto mantenere.

Lui doveva tornare, ma non lo aveva fatto.

Non era arrabbiato con la vita, la vita fa quello che può, con quello che ha.

Ma il suo cuore non aveva smesso di sperare, e di avere fiducia.

Le stelle gli erano testimoni, prima o poi lo avrebbero ascoltato.

CIELO CON STELLA CADENTE

Anna

E’ andata a parlargli, là, al loro posto.

Là dove lui ha voluto che fossero sparse le sue ceneri:  in mare, nel luogo in cui si dettero il primo bacio.

Se lo ricorda ancora, come se fosse ieri: due studenti squattrinati innamorati dell’astronomia…

Entrambi sfuggiti ad un destino diverso, lontano dal loro sentire.

Le passioni emergono con forza e coraggio, laddove gli altri ci vogliono perdenti.

E così, insieme avevano iniziato a studiare, e, costellazione dopo costellazione, avevano fatto la scoperta più incredibile: un sentimento arcano, un mistero svelato solo a loro, unico e irripetibile, che risplendeva ogni volta che i loro corpi si univano, illuminandosi l’un l’altro.

Gli parla d’amore, e di dolore, perché senza di lui fatica a trovare “il senso”.
Sa che Fiammetta ha bisogno di lei, ma non riesce a tornare alla luce; quel chiarore che tanto ricerca negli astri, non riempie il vuoto che lui ha lasciato.

E così lo implora, lo supplica di darle un segno… da sola non ce la fa, si perde in un buco nero senza ritorno.

Partirà fra qualche giorno, e questa volta sarà tutto diverso: la loro scoperta è stata riconosciuta a  livello internazionale, e Fiammetta sarà con lei a ricevere il premio.

Navigheranno per settimane, sotto un tetto di stelle, e sa che lui la guarderà da lassù e l’aiuterà a ritrovarsi.

Lo sente, questa volta sarà diverso.

Fiammetta

Mi incammino verso il mio posto segreto: lo so che sto mentendo a nonna, e a mamma anche, ma non posso fare diversamente.

Devo parlare con le mie amiche e soprattutto con papà: lui mi aspetta, come ogni sera, è il nostro appuntamento, il nostro segreto.

Mi avvicino alla sommità ma mi accorgo subito che c’è qualcosa di diverso: c’è una persona lassù, proprio dove mi siedo ogni sera.

Sembra un uomo… un vecchio: cosa mai starà facendo?

Mi avvicino timidamente… ma…è davvero lui? Debolezza?

In paese dicono che sia un vecchio pazzo, un povero zoppo che sa parlare solo di stelle.

Ecco gli sono accanto, io non ho paura, io non temo chi si inchina di fronte al cielo: “Ciao, posso sedermi vicino a te?”

“Certamente”  risponde lui. “Sto ammirando questa stellata spettacolare. Come ti chiami?”

“Fiammetta” rispondo con voce lieve.

“Ti conosco, sei la nipote di Mesulina. Ho sentito tanto parlare di te, e dei tuoi genitori”

“Davvero?” dico io… sono un po’ imbarazzata, non me l’aspettavo di condividere la mia postazione, tanto più con Debolezza…

Però a guardarlo bene non mi sembra così pazzo… e neanche così strano come lo vogliono dipingere tutti quanti:  a me sembra immensamente dolce.

“Perché vieni qui?” gli domando,

“Vedi Fiammetta, io non ho amici, ma le stelle sì, loro sono mie amiche. Ci parliamo da sempre, loro mi fanno compagnia e conoscono i miei desideri…

Le stelle non hanno pregiudizi, posano il loro sguardo su chiunque, alla stessa maniera…

Le stelle guardano dritto al cuore e non ti chiedono ragioni : solo il coraggio di desiderare

Mi colpiscono molto queste parole… non so cosa dire e così gli chiedo: Qual è il tuo vero nome?”

“Me lo sono dimenticato, quando la gente ti dà un’etichetta rischi di identificarti con quella… ma non mi sono dimenticato chi sono e cosa desidero”.

Rimango in silenzio e poi raccolgo tutto il mio coraggio:  “E cosa desideri?”

Debolezza sospira, una lacrima riga la sua guancia e poi inizia a parlare:

“Sono stato giovane anche io sai? E innamorato.

Si chiamava Zoe.

Aveva 17 anni e i capelli color del miele.

Volevamo sposarci, non appena  lei avesse compiuto la maggiore età; io mi sarei congedato e poi sarei tornato da lei.

Avevamo deciso di aprire una piccola taverna, e vivere tranquilli con il nostro amore, accanto al mare.

Ma poi arrivò il fulmine, e con lui la mia disgrazia.

MI rimpatriarono, non potei più prestare servizio nell’Arma.

Non camminai per mesi, e alla fine il mio corpo rimase come lo vedi oggi: quello di un povero zoppo.

Non ebbi il coraggio di tornare da lei, capisci? Lei era bella, era giovane… Cosa potevo mai offrirle?

Più il tempo passava più la paura cresceva, e con essa la distanza.

Non potevo permettere che si legasse ad uno storpio e poi come avrebbe potuto volermi ancora?

Ma ora questa certezza è sparita.

Forse ho sbagliato, forse doveva essere lei a scegliere: forse sono stato un codardo.

Ora chiedo alle stelle di darmi tutto il coraggio che non ho avuto allora.

Forse Zoe non c’è più, e se c’è avrà fatto la sua vita…Io questo non l’ho mai voluto sapere…

Ma desidero tornare più che mai, fosse anche solo per portare una rosa sulla sua tomba.

Ricordati Fiammetta: i rimpianti sono i peggiori nemici  della vita…fa’ in modo che tu non debba mai averne”.

Mi sento tristissima, questa storia mi ha commosso e lasciato un velo di malinconia sul cuore, come quando un vetro si appanna e non riesci più a vedere cosa c’è fuori.

Debolezza interrompe i miei pensieri: “E tu Fiammetta, cosa chiedi alle stelle?”

Nessuno me lo ha mai domandato fino ad oggi, neppure mamma.

Mi fermo e sono io a svelare il mio segreto a mia volta: “Io cerco mio padre, un giorno saremo di nuovo insieme. Chiedo alle stelle di non tradirmi”.

Rimaniamo così, in silenzio, sotto a questo cappello nero striato di luce.

E’ bello, è avvolgente.

Abbiamo una dolore in comune io e questo vecchio, e una speranza.

Non so come mai, ma accanto a Debolezza mi sento a casa.

Debolezza

Quella ragazzina lo aveva colpito dritto al cuore.

Non gli era mai successo di lasciarsi andare a quel modo, o meglio: c’era stato un tempo molto lontano in cui si era concesso di soffermarsi ad ammirare il tramonto sul mare, ad annusare le rose profumate di un giardino, o ad ascoltare il vento che soffiava fra le fronde, libero e leggero.

Aveva accarezzato capelli color del miele, e baciato labbra carnose come ciliegie.

Sì, c’era stato un tempo in cui anche a lui era stato concesso di amare e di essere amato a sua volta.

Ma poi tutto era cambiato.

In un attimo.

Non aveva raccontato mai a nessuno la sua storia… ma quella sera le parole erano uscite da sole dalla sua bocca: da troppo tempo il suo dolore strillava nel petto, e quella ragazzina, dolce e malinconica, era riuscita a farlo uscire, più ardente che mai.

Fiammetta, come a voler onorare quel suo nome così inusuale e vitale, aveva riacceso in lui una scintilla e aveva illuminato i suoi occhi, dipingendo lo sguardo stanco di mille nuovi colori.

Aveva fatto rinascere in lui l’antico desiderio di partire: è vero, lo chiedeva ogni sera alle sue amiche del cielo, ma ora gli sembrava davvero possibile…

Vicino a Fiammetta non di sentiva più un vecchio zoppo, misero e incapace.

Per la prima volta, dopo molti anni, si sentiva di nuovo coraggioso e pronto a cambiare il suo destino.

Si sentiva utile, e importante.

Ogni sera, al tramonto, si incontravano sul promontorio.

Lui aveva intrecciato una piccola sedia, con fili di paglia di tutti i colori.

Si sedevano vicini, in silenzio, ammiravano il cielo, sospirando e scrutando la Via Lattea, infinita.

E tanto bastava.

Gli amici, talvolta, non hanno bisogno di parlare, semplicemente respirano la stessa aria, si nutrono delle medesime emozioni.

fiammetta e debolezza

 Anna

Si guarda di nuovo allo specchio, lo fa spesso ultimamente.

Vede una donna viva e bruciante, sepolta sotto un dolore che sente come un’armatura troppo pesante da portare.

Ha sempre desiderato volare, e ora si sente come una farfalla intrappolata dentro un bicchiere di vetro: fuori c’è il mondo, fuori ci sono suoni, luci e colori.

Ma è in trappola: prigioniera di una mancanza che non riesce a colmare.

Vorrebbe risorgere, lasciare andare il passato, e aprirsi di nuovo alla vita.

Il suo cuore reclama dolcezza, il suo corpo passione, la sua anima intensità.

Ma ancora non è venuto il tempo.

Domani andrà a prendere Fiammetta.

Partiranno, insieme ritireranno il premio per la scoperta che lei e suo padre hanno fatto: un sistema binario di pulsar che nel punto di massimo avvicinamento vengono a trovarsi così prossime che potrebbero stare all’interno del nostro Sole.

Josar e Ana i loro nomi: tra 70 milioni di anni le due stelle di neutroni si fonderanno, producendo un’immensa emissione di onde gravitazionali.

Così, anche loro, rimarranno lontani fisicamente, ma sempre vicini in un angolo della sua memoria, fino a quando verrà il momento, per le loro anime, di ricongiungersi.

Un tempo inimmaginabile, ma così è la Vita che cerchiamo a tutti i costi di confinare dentro effimere scatole di tempo, troppo strette per contenerla: infinita e misteriosa.

Tutto nasce, invecchia e si trasforma, e niente si distrugge.

E questo Anna lo ha capito sulla sua pelle.

specchio_b

Fiammetta

Debolezza è il primo vero amico che ho.

Non importa se è vecchio, e se gli altri lo trovano strano.

Io con lui respiro.

E mi sento in pace.

Ha costruito una sedia di paglia, di mille colori: ci sediamo vicini e scrutiamo il cielo.

Io vedo i suoi occhi sorridere, e non hanno età, sono come i miei.

Gli ho parlato del viaggio che faremo con mamma, e della scoperta e del premio…

Dopo la sera del suo racconto, ho elaborato un piano: voglio portarlo con me, sulla nave.

Voglio aiutarlo a realizzare il suo desiderio.

Stasera è l’ultima sera che passerò al paese, domani parto.

Così decido di portargli un regalo:  ho preparato un amuleto, è una corda di cuoio, l’ho intrecciata e l’ho legata al suo polso.

Voglio che si ricordi che io e lui siamo legati per sempre dalla nostra amicizia.

Si commuove ma io gli dico di non piangere, perché presto saremo di nuovo insieme, in viaggio sotto la volta celeste.

“Devi solo preparare una valigia, al resto ci penserò io”.

Debolezza

Non riusciva a credere ai suoi occhi, quella ragazzina aveva organizzato tutto: un’auto sarebbe venuta a prenderlo e lo avrebbe portato in aeroporto.

Un viaggio fino a Genova, una notte prenotata in albergo e la mattina dopo si sarebbero trovati alle 7 in punto al molo 23, da lì sarebbe salpata Cassiopea, la nave astronomica.

Si sentiva uno sciocco e nello stesso tempo pervaso da un’antica euforia che gli ricordava un se stesso lontano, e vivo al contempo.

Cosa avrebbe detto la mamma di Fiammetta?

Come avrebbe reagito?

Era una pazzia, ma era disposto a correre il rischio.

Chi non sogna è perduto, e ora, dopo tanto tempo, il suo sogno si stava per realizzare.

Non vi avrebbe rinunciato per nulla al mondo.

Anna

Si sente addosso uno strano presentimento, conosce sua figlia e sa che sta tramando qualcosa.

Prima che parta Mesulina l’abbraccia e le dice: “Ricordati, è da una crepa che può penetrare la luce, è tempo che tu glielo permetta”

L’ha stretta forte e ha aggiunto: “Fiammetta è la tua luce, fidati del suo bagliore”.

Fiammetta  le ha fatto una strana richiesta: vorrebbe che il vecchio Debolezza venisse con loro sulla nave, una specie di “passaggio in mare” per raggiungere infine la Grecia.

Rodi sarà la loro ultima tappa prima del rientro e lui si fermerà lì.

E’ stupita e perplessa, si chiede dove e come siano diventati così intimi.

Mesulina le ha raccontato che per tutta la vacanza Fiammetta e quel vecchio si sono incontrati la sera, sul promontorio: scrutavano il cielo insieme.

Fiammetta non lo sa, ma lei l’ha seguita ogni giorno.

Li ha osservati da lontano e ha compreso la grande amicizia nata fra i due.

Conosce la storia di quell’uomo, che in qualche modo le ricorda la sua… e sa che c’è un tempo per ogni cosa, un tempo per resistere e un tempo per abbandonarsi,  e un tempo di unione fra il passato e il futuro chiamato “possibilità”.

Anna ascolta e scuote la testa… le dispiace, ma le pare una follia, inopportuna anche.

La sera comunica la sua decisione alla figlia “Mi dispiace Fiammetta, devi dirgli che è impossibile farlo venire con noi, questione di sicurezza.. di buon senso, e di fiducia: in fondo chi è Debolezza?”.

Non sa ancora che il destino ha deciso diversamente per loro e che nulla accade per caso…

Fiammetta

Nonna Mesulina mi ha abbraccia fortissimo, quasi a soffocarmi…

Mi sussurra parole dolci e aggiunge: “Bada a Debolezza, è vecchio, potrebbe non reggere  un’emozione così forte…Stai tranquilla, tua madre capirà”.

Io le sorrido imbarazzata, non so cosa dire…lei conosce il mio segreto, ma non ha mai detto nulla.

Quanta saggezza può contenere il silenzio di una vecchia donna?

Grazie nonna, tu mi hai sempre parlato con il cuore.

La partenza

La nave degli astronomi salperà da Genova: scienziati provenienti da tutto il mondo vivranno condivideranno il loro sapere e la loro passione in un viaggio straordinario.

Toccheranno le coste dell’Africa quindi attraverseranno lo Stretto di Gibilterra per navigare alla volta del Mare del Nord fino al Mar di Norvegia.

Ammireranno lo spettacolo dell’Aurora Boreale e poi ripartiranno passando per l’Oceano Atlantico rientrando nel Mediterraneo fino a raggiungere il Mare di Sicilia e il Mar Egeo.

Si fermeranno a Rodi, per la premiazione tanto attesa che avverrà nel giorno dell’eclissi totale, infine ritorneranno in Italia con approdo a Venezia, dopo un mese esatto.

E’ il 10 Agosto, San Lorenzo, tutti attendono la notte delle stelle cadenti.

E dei desideri.

Aspettano di realizzarne almeno uno…

Qualcosa che possa cambiare la vita per sempre.

Ma davvero una stella cadente può cambiare il nostro destino?

Non siamo piuttosto noi a muoverci e ad evolverci e far sì che le stelle ci siano semplicemente testimoni?

Testimoni inconsapevoli di un immenso sentire, di un moto del cuore che si compie e che reclama il potere delle stelle per assecondare il suo divenire.

H. 7.00 – Molo 23 – Cassiopea “la nave delle stelle”

Una bambina, un vecchio, una donna si ritrovano sulla banchina.

In mezzo a mille sguardi i tre incrociano i loro.

Occhi di speranza, occhi di fiducia, occhi di carità.

La magia si compie…

Una bambina ha sperato che il cuore fosse più grande del dolore.

Un vecchio si è fidato, e ha lasciato volare via le sue paure.

Una donna ha guardato oltre uno specchio e ha visto: avere caro significa anche accogliere fiducia e speranza, senza riserve.

Quando c’è luce, la luce entra, malgrado noi.

 Fiammetta, Debolezza, Anna.

La nave è salpata.

A poppa la scia, il passato e il dolore.

A prua tre sedie di paglia, e il futuro.

Tre anime solitarie unite da un dolore che evapora e si dissolve, piano piano, lasciando spazio alla meraviglia.

E alla Gioia.

Di fronte il mare misterioso e sconfinato.

Occhi all’insù, una stella cadente per ciascuna di loro.

La volta celeste fa da coperta ad un nuovo abbraccio.

 lxisolachenoncxe

Epilogo

 Grecia, Rodi

Il paese si inerpica sulla collina.

Non è cambiato molto da allora, sembra quasi che il tempo si sia fermato.

Il viale alberato conduce alla piazzetta della chiesa: da lì si domina tutta la vallata.

Il locale è una tipica taverna Greca: persiane smaltate di azzurro, tavolini colorati e sedie di paglia.

All’interno un’atmosfera familiare, un profumo delizioso, una musica allegra.

Al tavolo due vecchi, ma potrebbero essere due giovani innamorati: si abbracciano ora come se fosse allora.

Sull’insegna la scritta recita “Da Zoe e Antonio”

 coppia-anziani.jpg

2 pensieri riguardo “Storia di amicizia, stelle e desideri

    1. solo una persona mi parla di “Brunitudine”….

      Dove ti trovo??? Un abbraccio carissimo Roberto

      “Un illuso che adora le emozioni, le ombre, il lato oscuro e magico, i fenomeni, la pioggia, i cambi di stagione, il flusso dei pensieri produttivi. Sorprendere e essere sorpreso, con ironia, tempismo e la voglia di incidere.”
      ….

      Apparteniamo alla categoria degli “Illusi”…

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.